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eurostat dipendenti pubblici 25 Lug

Per Eurostat in Italia ci sono pochi dipendenti pubblici

Secondo Eurostat, dal 2000 al 2016 la percentuale di dipendenti pubblici sarebbe progressivamente diminuita

Per Eurostat la percentuale di dipendenti pubblici in Italia è tra le più basse d’Europa. Secondo l’ufficio statistico dell’Unione Europea, nel 2016 in Italia la percentuale di dipendenti pubblici sul totale degli occupati era del 14%. Tale valore è al di sotto della media Ue, fissata al 16%. Preoccupa anche il fatto che dal 2000 al 2016 vi sia stata una tendenza alla diminuzione di dipendenti pubblici nel nostro paese.

Fanno parte di questa categoria le forze armate e gli impiegati pubblici a livello nazionale, regionale e locale. L’ufficio statistico Ue precisa, però, che vi possono essere importanti differenze tra i diversi Stati membri in merito all’inclusione o meno nella categoria di dipendenti pubblici di determinate professionalità.

Dall’inizio del nuovo millennio fino al 2016, oltre che in Italia, la percentuale di dipendenti pubblici è diminuita in Regno Unito ed in Slovacchia. Al contrario, tale percentuale è cresciuta in Romania, Ungheria e Slovenia. Nel 2016 i valori più alti sono stati registrati in Svezia dove, sul totale degli occupati, ben il 29% lavora nel settore pubblico. In Germania, invece, i valori più bassi (10%).

Secondo le cifre rilevate nel 2014, il salario medio mensile lordo nei comparti della Pubblica Amministrazione e della Difesa in Italia (2.612 euro) risulta più alto rispetto alla media europea (2.600 euro).

tutela del consumatore in italia 18 Lug

Tutela del Consumatore in Italia: la storia

Breve storia della disciplina della tutela del consumatore in Italia

In Italia ed in Europa la disciplina della tutela del consumatore ha fatto fatica ad affermarsi. Il primo Paese che ha offerto un contributo iniziale molto sostanziale in tal senso sono stati gli Stati Uniti. Negli States, infatti, già nei primi anni del Novecento sono state promulgate leggi e creati organismi che cercavano di tutelare gli interessi dei consumatori.

Solo nei primi anni cinquanta del Novecento si è affermato in Europa il diritto alla tutela del consumatore, in un primo momento prevalentemente nel Regno Unito e in Danimarca. In Italia, fino all’inizio degli anni Novanta, in materia di protezione del consumatore sono state considerate applicabili alcune norme del Codice Penale. Si trattava, però, di norme nate nell’Ottocento e, dunque, riferite ad un contesto commerciale completamente diverso da quello attuale.

Le prime leggi italiane

Il primo riferimento normativo è alla legge 142 del 1990 che garantisce il diritto alle associazioni di cittadini di accedere alle strutture ed agli atti amministrativi. La principale norma, però, giunge nel 1998, con la legge 281. Si tratta di una legge con cui l’Italia recepisce alcuni interventi comunitari in materia. Con tale provvedimento, l’Italia riconosce agli utenti ed ai consumatori, sia in forma individuale che collettiva, la tutela dei loro diritti. Sempre nel 1998, nasce in Italia il Consiglio Nazionale dei Consumatori e Utenti.

E’ stato, però, soprattutto grazie all’Unione Europea che in Italia si è potuta affermare una disciplina più attenta alle esigenze dei consumatori. I diversi interventi hanno riguardato la difesa dei consumatori dalle pratiche commerciali scorrette attuate dalle imprese. I primi interventi normativi europei sono stati finalizzati a disciplinare la pubblicità comparativa e a reprimere la cosiddetta pubblicità ingannevole.

In generale, qualunque provvedimento attuato è stato legato ad una doppia finalità. Si è cercato di proteggere innanzitutto il consumatore. In secondo luogo, alcune norme sono state dettate dall’esigenza di tutelare il mercato e gli imprenditori che ne facessero parte.

Oggi, in Italia opera anche l’AGCM. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, conosciuta anche come Antitrust, è un organo amministrativo indipendente. Tra le sue funzioni rientra, non a caso, proprio la tutela del consumatore.

pensioni d'oro 10 Lug

Pensioni d’oro: ecco i possibili tagli del Governo

Pensioni d’oro a rischio: ecco quali assegni potrebbero essere ricalcolati

Tra le nuove riforme al vaglio del nuovo Governo vi è anche quella sulle pensioni d’oro. In Italia ci sarebbero ben 40 mila pensioni con assegni mensili superiori a 4.000 euro. Diversi aspetti andranno, però, chiariti. Ad esempio, bisognerà vedere se la soglia dei 4.000 euro è considerata come valore netto o lordo. Secondo l’Inps, pensioni lorde di circa 7.000 euro, che si avvicinerebbero al netto di 4.000 euro, sarebbero circa 37.000. Se, invece, la soglia venisse ridotta a 6.000 lordi, si andrebbe a coinvolgere un bacino di circa 70.000 assegni. Insomma, anche piccole oscillazioni possono provocare grandi cambiamenti.

In attesa di provvedimenti ufficiali, gli utenti cominciano a chiedersi quali categorie potrebbero subire un taglio al ribasso degli assegni pensionistici. Potrebbero rischiare i tagli alcune categorie di dipendenti statali (scuole, università e forze armate) così come i giudici, il personale prefettizio ed altre categorie. Ricordiamo, inoltre, che vi sono categorie di pensionati non a carico dell’INPS. Tra queste rientrano ex deputati e senatori, dipendenti di Camera e Senato, giudici e dipendenti della Corte costituzionale.

Una considerazione emerge da più parti. In Italia, le pensioni che superano una certa soglia sono poche. Questo vuol dire che, qualora tale idea dovesse concretizzarsi in legge, il risparmio per le casse dello Stato potrebbe non essere molto elevato. Vedremo nelle prossime settimane se sull’argomento ci saranno maggiori novità.

banca italia terzo trimestre 2018 4 Lug

Banca d’Italia pubblica le soglie d’usura per il terzo trimestre 2018

Banca d’Italia ha reso noti i tassi effettivi globali medi (TEGM) e i valori medi dei compensi di mediazione riferiti al primo trimestre 2018, rilevati ai sensi della Legge n. 108/96.

I TEGM sono segnalati dagli intermediari alla Banca d’Italia tenendo conto delle Istruzioni per la rilevazione e dei chiarimenti forniti dal Ministero dell’Economia. I tassi segnalati, corretti per la variazione dei tassi sulle operazioni di politica monetaria, costituiscono la base per il calcolo dei tassi soglia, oltre i quali gli interessi sono considerati usurari .

I valori medi dei compensi di mediazione sono aggregati in tre categorie di operazioni; per essi la Legge n. 108/96 non stabilisce una soglia ma prevede il reato di mediazione usuraria nel caso in cui gli oneri sostenuti risultino sproporzionati rispetto all’opera di mediazione.

I TEGM e i tassi soglia sono stati trasmessi dalla Banca d’Italia al Ministero dell’Economia e delle Finanze che, in data 27 giugno 2018, ha emanato il Decreto Ministeriale con le “soglie di usura”, valide fino al 30 settembre 2018.

Fonte: Banca d’Italia

 

tassi anti usura terzo trimestre 2018

compenso mediazione terzo trimestre 2018

 

 

 

 

 

 

 

ricorso abf cessione del quinto 27 Giu

Ricorso ABF: tante le controversie sulla cessione del quinto

Ricorso ABF: il 73% delle controversie nel 2017 si riferisce alla cessione del quinto

Il ricorso ABF nasce per tentare di risolvere, senza passare per i tribunali, le controversie che possono sorgere tra banche/società finanziarie e consumatori. Nel 2017, il numero dei ricorsi si è attestato intorno alle 30.000 unità, quasi il doppio rispetto al 2016. Ciò grazie anche ai nuovi collegi di Bari, Bologna, Palermo e Torino che hanno consentito lo snellimento delle pratiche dei collegi di Roma, Milano e Napoli.

Il 77% dei ricorsi si è concluso con esito positivo per il consumatore. Nel 47% dei casi le richieste del consumatore sono state in parte o totalmente accolte. Nel 30% dei casi le parti sono riuscite a raggiungere un accordo. Più di 22.000 ricorsi, il 73% del totale, ha avuto per oggetto la cessione del quinto dello stipendio o della pensione. In particolare, ci riferiamo ai casi in cui un cliente estingue anticipatamente la cessione e richiede il rimborso dei costi già sostenuti ma non goduti.

Oltre il 99% degli intermediari tende a rispettare le decisioni pronunciate dall’Arbitro Bancario Finanziario. Circa i due terzi dei ricorsi relativi alla cessione del quinto sono stati presentati da uomini. La maggior parte dei ricorsi si riferisce a contratti stipulati prima delle comunicazioni inviate da Banca d’Italia nel 2009 e nel 2011. Rispetto allo scorso anno è, però, cresciuta la percentuale di richieste di ricorsi per contratti sottoscritti anche dopo i 2011.

pace fiscale contribuenti 13 Giu

Pace fiscale: cos’è e in che modo aiuterà i contribuenti

La pace fiscale è un provvedimento al vaglio del nuovo Governo italiano che punta ad offrire sostegno nel pagamento delle cartelle esattoriali

La pace fiscale è uno degli argomenti di cui si parla maggiormente negli ultimi giorni, soprattutto in seguito alla nascita del nuovo Governo. E’ al vaglio dell’esecutivo, infatti, una proposta per aiutare gli italiani a chiudere i conti con l’Agenzia delle Entrate.

Il Governo tende a precisare che non si tratterà di un maxi-condono, bensì di una maxi-rottamazione delle cartelle esattoriali. Offrirà un grosso aiuta a chi, dopo aver contratto un debito con il Fisco, non è riuscito a saldarlo. Dunque, sostegno ai contribuenti davvero in difficoltà, non agli evasori fiscali.

Obiettivo della pace fiscale, dunque, è dare un sostegno a chi dimostra di versare in gravi condizioni economiche. Non è un caso che, a seconda della situazione economica dei contribuenti, saranno presenti tre diverse aliquote: 6%, 10% e 25%. Il provvedimento sarà disponibile solo per le cartelle Equitalia notificate prima del 2015 e per importi non superiori a € 200.000,00.

Siamo, comunque, ancora nel campo delle ipotesi ma ben presto potrebbero esserci novità in tal senso. Qualora tale proposta dovesse trasformarsi in una vera e propria legge, torneremo sull’argomento per fornirvi maggiori dettagli.

Leggi anche: quota 100 e quota 41: la nuova proposta sulle pensioni.

quota 100 pensioni 5 Giu

Quota 100 e quota 41: possibili novità sul fronte pensioni

Cosa sono Quota 100 e Quota 41 e come potrebbe cambiare la legge sulle pensioni

Quota 100 e quota 41. Quello delle pensioni è uno dei temi caldi del nuovo governo M5S-Lega. Anche nel contratto di Governo si è fatto esplicito riferimento ad una possibile riforma del sistema pensionistico italiano e, dunque, della Legge Fornero.

Tra le ipotesi al vaglio ce n’è una che starebbe riscuotendo consensi anche tra i sindacati. L’idea è quella di permettere il pensionamento a soggetti per i quali la somma dell’età anagrafica e del numero di anni di contributi versati sia pari almeno a 100.

Il limite minimo anagrafico sarebbe di 64 anni. Quello minimo dei contributi di 36 anni. Si sta, però, studiando anche un’altra alternativa, vale a dire la quota 41. Ma cosa significa quota 41? In poche parole, basterebbe superare i 41 anni e mezzo di contributi, indipendentemente dall’età, per avere diritto alla pensione.

Secondo l’esperto di previdenza Alberto Brambilla, ci sarebbe una spesa annua di 5 miliardi con questa nuova formula delle quote 100 e 41. Attenzione, però, anche ad altri aspetti. Infatti, da una prima stima, andare in pensione a 64 anni con la quota 100 potrebbe causare un taglio dell’assegno all’incirca dell’8%. In poche parole, ci sarebbe la possibilità di uscire prima dal mondo del lavoro ma, nel contempo, di avere un assegno mensile più basso.

Chiaramente, siamo ancora nella fase embrionale della nuova formula pensionistica. Già nei prossimi mesi potrebbero esserci novità. Noi di TutelaConsumatore vi terremo aggiornati.

quattordicesima 2018 a chi spetta 30 Mag

Quattordicesima 2018: ecco quando verrà pagata

Quattordicesima 2018: ecco quali categorie di lavoratori e dipendenti avranno diritto al pagamento di un’ulteriore mensilità

Quando arriverà la quattordicesima 2018? E’ la domanda che molti lavoratori e pensionati si fanno, specie con l’avvicinarsi della stagione estiva. Solitamente, infatti, è nella fase centrale dell’anno che viene erogata la mensilità aggiuntiva. Andiamo a vedere nel dettaglio quali categorie avranno diritto alla quattordicesima e quando verrà pagata.

La quattordicesima non viene, infatti, accordata a tutti i lavoratori. E’ prevista solamente nei settori dell’economia in cui è stato siglato uno specifico accordo tra lavoratori ed impresa. Per quanto concerne le date di pagamento, fanno fede le comunicazioni inviate dall’INPS e dai CCNL di categoria.

La quattordicesima spetta ai pensionati di almeno 64 anni. Non è questo, però, l’unico requisito. Il reddito complessivo non deve eccedere due volte 2 il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti. I pensionati riceveranno la quattordicesima il 2 luglio 2018. La data è valida sia per chi riscuote la pensione in banca, sia per chi ottiene l’accredito dalla posta.

Diverso, invece, il caso dei lavoratori dipendenti che dovranno fare affidamento all’apposito CCNL. Infatti, in tal caso, non vi è alcun ente che procede al pagamento. La quattordicesima va, infatti, versata dal datore di lavoro. Anche i dipendenti dovrebbero ricevere la quattordicesima entro il 1 luglio.

contratto enti locali 23 Mag

Contratto Enti Locali: a giugno aumenti per i dipendenti pubblici

Firmato il nuovo contratto enti locali: esultano 1,2 milioni di dipendenti pubblici

Il nuovo contratto enti locali è finalmente realtà. Da giugno scatteranno gli aumenti in busta paga e gli arretrati pesanti per 1,2 milioni di dipendenti pubblici. Ci sono voluti ben nove anni prima che il contratto nazionale di lavoro venisse ufficialmente siglato. Saranno i dipendenti di regioni, enti locali e sanità ad ottenere l’aumento.

Per quanto concerne il ritocco della retribuzione, gli aumenti varieranno da 52 euro fino a 90 euro. La notizia che farà sicuramente felici i dipendenti riguarda gli arretrati. L’assegno una tantum maturato tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 maggio 2018 rientra in un range variabile tra 592,50 euro e 883,10 euro.

Un dipendente medio della categoria C1 otterrà, in media, un compenso pari a 669,80 euro di arretrati ed una crescita dello stipendio tabellare mensile lordo che passerà da 1.621,18 euro del Ccnl 2008/2009 ai 1.695,34 del tabellare mensile lordo in vigore dal 1° aprile 2018.

Diamo, ora, uno sguardo agli aumenti medi che ci saranno nel comparto sanità. Un dipendente sanitario avrà, in media, un aumento mensile di 85 euro (da un minimo di 80,50 euro ad un massimo di 94,80). A ciò vanno aggiunti anche gli arretrati (in media 480 euro, da un minimo di 361,50 euro a un massimo di 651,40 euro).

cosa cambia con il gdpr 15 Mag

GDPR: cos’è e cosa cambia dal 25 maggio

Il GDPR è il nuovo regolamento sulla protezione dei dati approvato dall’Unione Europea

Il GDPR è la nuova normativa europea sulla protezione dei dati. Tutte le aziende e gli enti dell’Unione Europea saranno chiamati ad adeguarsi entro il 25 maggio, data in cui il nuovo regolamento entrerà ufficialmente in vigore. Andiamo a vedere cos’è e quali sono le principali novità che il regolamento introduce.

Cosa significa GDPR

GDPR sta per General Data Protection Regulation ed è il risultato di un lungo e complesso lavoro da parte della Commissione Europea. Due le principali novità per cui verrà attuato. In primo luogo, il regolamento darà l’opportunità ai cittadini europei di avere maggiore controllo sui propri dati personali. In secondo luogo, l’obiettivo è di consentire alle aziende una gestione più semplice e al contempo efficace di questi dati.

Il GDPR prende il posto della Direttiva 46 EC del 1995 e tiene conto delle principali novità che negli ultimi anni il digitah ha apportato, rivoluzionando processi aziendali e abitudini di vita ma creando anche nuove criticità per gli utenti.

Extra-territorialità

Il primo importante cambiamento è la totale assenza di differenze a livello territoriale. La nuova norma protegge, senza distinzione tutti i cittadini europei e si applicano a tutte le aziende che ne gestiscono i dati. Le aziende attive nell’offerta di beni/servizi e che monitorano i comportamenti di utenti residenti in Unione Europea dovranno adeguarsi alla normativa.

Sanzioni

Molto severe le sanzioni per le aziende che non si conformeranno al nuovo regolamento. Le stesse possono, infatti, ammontare anche al 4% del fatturato annuo o ad una cifra intorno ai 20 milioni di euro.

Cosa devono fare le aziende

Le aziende dovranno spiegare chiaramente agli utenti le condizioni poste alla base della raccolta e del trattamento dati. I termini e le condizioni di chi raccoglie e gestisce i dati devono essere redatti in un linguaggio semplice e facilmente comprensibile. In più, sarà obbligatorio dichiarare in che modo verranno elaborati i dati che l’utente inserisce. Ricordiamo che anche gli strumenti forniti all’utente per esprimere il suo consenso al trattamento dei dati devono essere ugualmente chiari e di facile comprensione.

Se si verifica una violazione dei dati in grado di compromettere i diritti e le libertà degli individui l’azienda è tenuta a comunicare l’accaduto sia alle autorità competente che al soggetto direttamente interessato. La notifica va effettuata entro 72 ore dal momento in cui si è venuti a conoscenza della violazione.

Si rafforza la norma legata al diritto d’oblio. Gli utenti che vogliono recedere dal consenso hanno diritto ad ottenere la cancellazione dei propri dati personali.

I dati degli utenti devono essere portabili, disponibili in un formato leggibile da una macchina e facilmente inviabili ad un altro ente. Inoltre, il GDPR impone alle aziende di guardare alla protezione dei dati come ad una priorità. Dunque, già in fase di progettazione di un prodotto o servizio da offrire, è necessario prestare la dovuta attenzione anche alla privacy e ai dati personali degli utenti. Per tutelare la privacy degli utenti, le aziende devono utilizzare tecniche come la cifratura dei dati e la pseudonimizzazione.

Il Data Protection Officer

Ricordiamo, infine, che le aziende che per operare necessitano di un un “monitoraggio regolare e sistematico di dati su larga scala” devono nominare un Data Protection Officer, ossia un Responsabile della Protezione dei Dati.